A volte è utile, per avvicinare i diffidenti, mostrare come la scienza sia un prodotto umano. Fatta e vissuta dunque da uomini, molto diversi tra loro, ma animati da una sete comune, quella per la conoscenza. In questo senso quindi si inserisce questo bel libro "Il lato umano- Spunti per un ritratto" (ed.Einaudi) a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffman con prefazione di Claudio Bartocci.
Non si tratta di un libro scientifico, ma una raccolta di testi, molti dei quali inediti, del celebre fisico Albert Einstein. Lettere, commenti, telegrammi, annotazioni personali, ci fanno avvicinare ad un Einstein più intimo e personale, ma non per questo distante dall'Einstein scienziato. Forse aprendo questa finestra sull'Einstein uomo, qualcuno prenderà il coraggio anche di conoscere l'Einstein fisico e le sue teorie.
Una lettura caldamente consigliata per gli spunti e le riflessioni profonde, contenute in un libro breve e agile ma sorprendente.
Parola di Einstein.
A pagina 17 capiamo in poche righe un carattere fondamentale della scienza moderna:
"Lo scienziato teorico non è da invidiare. Perchè la Natura, o più esattamente, l'esperimento, è giudice inesorabile e ben poco benevolo del suo lavoro. Non dice mai "Sì" a una teoria: nei casi più favorevoli risponde: "Forse"; nella stragrande maggioranza dei casi dice semplicemente "No". Quando un esperimento concorda con una teoria, per la Natura significa "Forse"; se non concorda, significa "No". Probabilmente ogni teoria un giorno o l'altro subirà il suo "No"; per quasi tutte ciò avviene subito dopo la formulazione."
Si sfatano poi i miti che hanno voluto fare di Einstein un mistico credente come si legge a pagina 37:
"Non credo nell'immortalità dell'individuo e considero che l'etica sia un interesse esclusivamente umano che non deriva da alcuna autorità sovrannaturale."
Più avanti, sempre nella stessa pagina:
"Non ho mai attribuito alla natura una intenzione o un fine o qualsiasi altra cosa che si potesse interpretare in senso antropomorfico. Quel che vedo nella natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo molto imperfettamente, il che non può non riempire d'umiltà qualsiasi persona razionale. Si tratta di un autentico sentimento religioso che non ha niente a che fare con il misticismo."
E ancora a pagine 41:
"Non credo in un Dio personale, nè ho mai negato questo fatto, anzi ho sempre espresso chiaramente il mio parere in proposito. Se c'è in me qualcosa che si possa definire sentimento religioso è proprio quella infina ammirazione per la struttura del mondo rivelata dalle scoperte della scienza."
Come dire, deus sive natura.
Buona lettura!

*Claudio Bartocci nasce a Roma nel 1962 è professore associato di Fisica matematica presso il Dipartimento di Matematica dell'Università di Genova. Dopo la laurea in Matematica, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Matematica (Università di Milano 1990) e il titolo di Ph.D. dalla University of Warwick (1993) ed è stato ricercatore di Fisica matematica dal 1990 al 1999. Dal 2004 è coordinatore del Dottorato di ricerca in Matematica dell’Università di Genova.